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Click fraudolenti

Click fraudolenti

Utilizzando la pratica dei click fraudolenti un concorrente sleale clicca le nostre inserzioni pay per click per farci finire il budget senza ottenere alcuna conversione. Sia che venga fatto da persone fisiche che da bot non è facile capirlo, spesso ce ne accorgiamo perché malgrado l'alto numero di click non riceviamo nessun contatto o non effettuiamo nessuna vendita.

 

Ma questa pratica non viene messa in atto solo per danneggiare un concorrente, può essere attuata anche dall'inserzionista stesso, ad esempio nel caso di AdSense dove l'inserzionista guadagna in base ai click ricevuti, in questo caso tramite dei bot potrebbe tentare di truffare il motore di ricerca attribuendosi numerosi click. Tuttavia Google è dotato di algoritmi molto sofisticati in grado di capire comportamenti sospetti in modo sempre più preciso, per cui non è così facile come sembra ingannarlo.

 

 

Come funzionano le pubblicità pay per click

 

La logica che regola questo tipo di pubblicità online  è molto semplice: si paga per ogni click ricevuto. E fin qui sembra tutto molto facile, ma non è così.

 

Costruire una campagna che converta non è facile. Cosa significa 'convertire'? Significa che a seguito di un click è stata compiuta un'azione sul sito target della campagna, l'azione può essere una semplice telefonata, l'invio di una mail oppure una vendita. Quando a seguito di unua visualizzazione dell'annuncio riceviamo un click che a sua volta si trasforma in conversione abbiamo raggiunto l'obiettivo.

 

Le percentuali di CTR (rapporto visualizzaizone click) sono in genere molto basse, una percentuale dal 2% al 4% è già un buon risultato. Ci sono parole molto di nicchia che raggiungono punteggi più alti ma sono un'eccezione, la regola è vicina alle percentuali che abbiamo indicato.

 

Ci sono tantissimi parametri da seguire per sviluppare una campagna efficace e con un buon rapporto costi benefici. Con l'esperienza si impara a fare campagne che in genere si pagano da sole e che portano anche un buon profitto in termini di conversioni, ma richiedono un lavoro non piccolo e una continua gestione. Proprio per questo dopo tanta fatica e con una spesa mensile che cresce ogni anno di più ritrovarsi bombardati da finti click non fa certo piacere, vediamo cosa fanno i motori di ricerca per tutelarci e alcuni modi per difendersi da questa truffa.

 

 

Come difenderesi dai click fraudolenti

 

 

Possiamo fidarci degli algoritmi che dovrebbero tutelarci?

 

Google ha un sistema basato su algoritmi che possono scovare questi click fraudolenti e bloccarli. Proprio pochi giorni fa abbiamo parlato con un tecnico del noto motore di ricerca per una problematica su una campagna il quale ci ha detto che a breve verrà rilasciata una nuova versione di questo software ancora più efficace nello scovare le frodi.

 

Non solo l'algoritmo ci tutela ma abbiamo a disposizione anche un team di persone specializzate proprio nel rilevare queste frodi, sono in grado di effettuare tutte le verifiche del caso e, nel caso rilevassero comportamenti illeciti, possono far partire una procedura di rimborso.

 

Al contrario di quello che si pensa è suo interesse tutelare gli inserzionisti per cui non si fanno problemi a effettuare i rimborsi consapevoli che spesso i click non sono reali, ma anche se veniamo rimborsati abbiamo comunque perso probabili clienti e questo è un danno molto maggiore che perdere qualche centinaia di euro in click fraudolenti.

 

 

È una pratica illegale?

 

No, non esiste nesuna legge che tuteli i click sul web. Se mettiamo un banner sul nostro sito web e paghiamo delle persone per cliccarlo non commettiamo nessun reato. Magari un giorno anche questa materia verrà considerata e punita ma al momento non si commette nessun illecito. Esiste tuttavia un'etica che andrebbe rispettata come andrebbero rispettati gli investimenti e gli sforzi che gli imprenditori fanno per riuscire a tenere aperta l'attività.

 

 

Come facciamo a rilevare i click fraudolenti?

 

Come abbiamo detto non è facile, soprattuto oggi che con una semplice VPN possiamo cambiare indirizzo IP in continuazione, ma vediamo come muoversi almeno per limitare i danni.

 

Sperando che non si tratti di un utente molto specializzato in grado di modificare il suo IP ma di un semplice competitor senza conoscenze informatiche che vuole solo farci spendere dei soldi a vuoto possiamo rilvare gli indirizzi IP che visitano il nostro sito. Per farlo possiamo installare un qualunque plugin oppure, se abbiamo conoscenze informatiche, scrivere due righe di codice e archiviare i dati nel database. Se notiamo un IP che visita di continuo il nostro sito possiamo escluderlo utilizzando gli strumenti di Google Ads indicando l'IP e bannandolo, sia che fossero click falsi o che fosse un vero utente ormai il nostro sito lo conosce e se vuole entrare entrerà lo stesso anche senza cliccare l'annuncio.

 

Se pubblichiamo i nostri annunci anche su siti partners e notiamo che da un sito arrivano troppi click possiamo verificare di che sito si tratta e se vediamo che è un insieme di pubblicità dove quando si clicca non si capisce neanche su che annuncio abbiamo cliccato conviene escluderlo.

 

Se non abbiamo una campagna limitata geograficamente ma spaziamo a livello mondiale è importante verificare se ci sono dei picchi da aree geografiche ed eventualmente restringere l'area di azione.

 

Infine esistono diversi software sul mercato che unua volta installati nei siti web sono in grado di rilevare click da parte di bot o da parte di utenti disonesti tracciando il modo in cui si comportano. Funzionano bene ma non benissimo, in genere hanno un costo mensile fisso e rilasciano un report già pronto da inviare a Google che se lo accetta procederà al rimborso.

 

 

Click fraudolenti

 

 

Click fraudolenti nella storia

 

Esiste un caso, anche abbastanza recente, di un nostro connazionale che grazie a una rete di computer infetti simulava click da utenti reali sul proprio sito web. Come sappiamo negli USA è più difficile farla franca che in Italia, infatti oltre a dover pagare una multa che superava i centomila dollari è stato anche condannato a un anno di carcere.

 

L'illecito è stato commesso in Olanda ma una volta arrestato da un'azione congiunta tra polizia olandese e FBI è stato estradato negli USA.

 

L'accusa riguardava il reato di 'intrusione informatica' ed ha fatto storia visto che questo tipo di azione non ha una vera e propria tutela legale, in poche parole non è illegale.

 

 

Conclusioni

 

Oggi un'attività online fa molta fatica a sopravvivere senza pubblicità PPC (pay per click), è diventato quasi obbligatorio possedere una campagna sempre accesa.

 

Purtroppo se è vero che porta benefici è anche vero che costa e non poco. Spesso le aziende, specialmente le piccole imprese, fanno molta fatica a sostenere questi costi e l'ultima cosa che gli serve è un competitor scorretto che clicchi i loro annunci per fargli finire il budget senza che ottengano alcun risultato.

 

Dovrebbe esistere una legislazione che tuteli gli inserzionsti perché non stiamo più parlando di una cosa che solo pochi utilizzano, ormai è indispensabile come una volta lo era la carta stamapata o il passaparola, tutelare questa forma forma di pubblicità significa tutelare le aziende, specialmente le piccole imprese che mandano avanti l'economia del nostro paese.

 

 

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